domenica, Luglio 21, 2024
AttualitàCulturaFEATURED

Teledidattica: la scuola a distanza che colma le distanze

Nel 1951, Isac Asimov, scienziato e scrittore di origine russa, descriveva in “The fan they had” la netta trasformazione nell’istruzione dei giovani. Immaginava una scuola vissuta comodamente, ma anche tristemente, da casa, con un insegnante elettronico che, con freddezza e calcolo, impartiva gelide lezioni di matematica.

I protagonisti del racconto, due ragazzi del 2157, in modo sorprendente invidiavano gli studenti del XX secolo i quali avevano avuto la fortuna di avere un insegnante in cattedra e tanti compagni di classe coi quali poter trascorrere momenti di pura socialità. L’epoca descritta da Asimov, il 2157, è futuristica, avveniristica, è un’epoca in cui l’uomo, con un click, può aprire le porte del mondo stando comodamente seduto in poltrona.  La tecnologia al servizio dell’uomo o forse l’uomo al servizio della tecnologia. Di fatto gli studenti descritti da Asimov avrebbero potuto frequentare un’aula didattica anche isolati nella propria cameretta.

Certo, il nostro scrittore aveva troppi motivi per essere così lungimirante. Il rischio di una fine apocalittica, dettata da quella ormai lontana guerra di potere tra Stati Uniti e Unione Sovietica era una incombente minaccia, uno spettro che vigilava sulle sorti dell’umanità.

Pensava che il 2019 sarebbe stato l’anno della fine del mondo, ma se ciò non fosse accaduto, avremmo ricominciato dalla tecnologia, ed ecco che Tommy e Margie, protagonisti del racconto, diventano il simbolo di questo straordinario mondo che inevitabilmente si evolve, di quella straordinaria tecnologia che ci ha condotto qui oggi.

E proprio la tecnologia sta aiutando noi insegnanti a non perdere i contatti con i nostri alunni. In un periodo così difficile, in un momento così complicato come quello che stiamo attraversando, le parole di Asimov tuonano sonore nella nostra silenziosa quotidianità.

Questa assurda epidemia che ci sta obbligando a rimodulare i nostri comportamenti, le nostre abitudini, ci sta obbligando anche a riflettere sull’importanza dei rapporti umani, sulla qualità delle relazioni, sulla necessità di stabilire legami forti. Da insegnante, il mio primo pensiero va ai miei alunni, a quelle giovani risorse che riempiono le mie giornate. Penso a come la scuola stia lavorando sodo per non spezzare questo filo che ci unisce, di quanto bisogno abbiamo gli uni degli altri. Connettersi e guardarsi, anche se a distanza, trasmette un senso di serenità, una inspiegabile serenità, quella serenità che va oltre la paura, l’isolamento. In questo momento non è fondamentale parlare di competenze e conoscenze, in questo momento è fondamentale sentirsi vicini, garantire la presenza, è fondamentale stare accanto.

La scuola, ora più che mai, sta svolgendo questo nobile ruolo; come una madre, sta proteggendo i suoi figli, li sta osservando a distanza nell’ attesa di poterli riabbracciare al più presto, ma nel frattempo non sta facendo mancare il suo supporto, il suo conforto. Un esercito di insegnanti in prima linea, motivati e pronti, affinché si garantisca sempre la sanità dell’anima. Anche il nostro, come quello di un medico, può essere considerato un lavoro che guarisce. Abbiamo bisogno di entrare nei cuori dei nostri ragazzi e di rimanerci, di far sentire il nostro calore anche attraverso un collegamento virtuale. Non abbiamo altri strumenti, in questa confusione generale non possiamo far altro che stabilire una corrispondenza di amorosi sensi.

Ma se da un lato stiamo colmando dei vuoti, dall’altro stiamo rendendo invincibile il potere della tecnologia.

E se dopo questo momento di crisi ci accorgessimo che con la teledidattica si risparmia? La scuola ha sempre dovuto lottare con il dare e avere di un libro mastro. La teledidattica potrebbe diventare la soluzione per l’annoso problema delle classi numerose. Un ‘ipotesi remota, ma non da escludere. Di fatto, il consentire alla scuola di intraprendere questa linea diventerebbe angosciante. Voglio continuare a pensare che sarà possibile incrociare gli occhi degli alunni in corridoio o durante un’interrogazione o ancor di più dopo una pacca sulla spalla.

Il pensiero di Asimov era fantascientifico fino a qualche anno fa, ma oggi sembra quasi vicino alla sua realizzazione.

Nulla togliendo allo scienziato, resto dell’idea che non si può rinunciare al contatto fisico e che, laddove c’è relazione, c’è bisogno di restare. Di esserci. 

Alina S.

@riproduzione riservata