mercoledì, Febbraio 28, 2024
Città

Torino: il “Dito di Colombo” e il “Calendario meccanico Universale”

Alla scoperta di piccoli tesori, sconosciuti o meno, delle grandi cittá d’Italia

 “Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”. (Italo Calvino)

Torino, prima capitale d’Italia, teatro dell’unità Nazionale, città universitaria,  d’arte e del cinema, sede del museo di Antichità Egizie secondo solo a quello del Cairo, patria del Gianduiotto e del Bicerin è una meta molto ambita per gli innumerevoli tesori che custodisce e, come recitava uno slogan che compariva sulle tabelle dei cantieri di lavori di riqualificazione cittadina, “Torino non sta mai ferma”; infatti la città è in continua evoluzione senza perdere mai il fascino che le appartiene. Le proposte culturali non mancano, mostre, concerti, spettacoli teatrali, fiere e attività rivolte a grandi e piccini sono il pane quotidiano di questa città che stupisce ad ogni angolo.

È facile reperire informazioni su cosa vedere e cosa fare a Torino, sia sulle classiche guide che su blog e siti internet, ma Torino ha anche tanti piccoli tesori disseminati in giro per la città che sfuggono alla maggior parte dei turisti, ma che vale la pena visitare.

Il simbolo per eccellenza di Torino è la Mole Antonelliana che compare Maestosa ed imponente tra i palazzi del centro storico e ospita al suo interno il museo del cinema. La Mole, oltre ad essere uno degli edifici monumentali più importanti e conosciuti d’Italia, è anche custode di una credenza molto diffusa tra gli studenti universitari cittadini.
La superstizione in questione vorrebbe che non si debba salire in cima alla Mole né in periodo di esami, men che mai farlo prima della laurea, pena la mancanza di acquisizione del titolo

Ma a Torino ad una superstizione porta sfortuna si può subito rispondere con una superstizione portafortuna.

Il portafortuna in questione sarebbe legato al “Dito mignolo di Cristoforo Colombo”. Sotto i portici della prefettura, a pochi passi dalla Biblioteca Reale nella centralissima Piazza Castello, si può scorgere un medaglione di bronzo che Raffigura un altorilievo del navigatore genovese che ha come caratteristica la sporgenza del dito mignolo che spicca in lontananza per la sua lucentezza. Ma vediamo di scoprire qualcosa in più su questo luogo e sulla credenza ad esso legata.

Il 12 Ottobre 1923, in occasione dell’anniversario della scoperta dell’America, fu posta e inaugurata la scultura creata dall’artista piemontese Dino Somá, in memoria degli italiani immigrati in America Latina per partecipare come volontari alla prima guerra mondiale. Nel medaglione sono raffigurati, una caravella sullo sfondo e, in rilievo, Cristoforo Colombo che regge con la mano destra un compasso nell’atto di misurare un mappamondo.

Conosciuto anche con l’appellativo de Il dito del viaggiatore, pare che strofinarlo porti bene e indichi “la rotta della fortuna”; la credenza è molto diffusa tra gli studenti universitari che, prima di sostenere un esame, passano dal navigatore per strofinargli il mignolo e chiamare a sé la buona sorte. Questo atto, con il passare degli anni, ha visibilmente, non solo lucidato, ma anche assottigliato il dito in questione, tant’è che si è reso necessario sostituirlo e, probabilmente, un intervento uguale sarà presto di nuovo necessario.

Non lontano da Piazza Castello è custodito, invece, un vero e proprio tesoro cittadino.

Passeggiando tra i negozi della centralissima Via Garibaldi, al numero 25 si trova la Cappella della Pia congregazione dei Banchieri e dei Mercanti che al suo interno ospita diversi affreschi e decorazioni risalenti principalmente ai secoli XVII e XVIII, uno splendido organo del Settecento e l’altare in marmo sul quale è appoggiato il “Libro d’Oro” che contiene le firme di tutti quelli che nei secoli hanno fatto parte delle congregazione dei Banchieri e dei Mercanti per la quale la cappella fu edificata. Ma la perla di questa splendida chiesa, esempio dell’arte barocca, è custodita all’interno della sacrestia e si tratta di un raro e unico gioiello dell’ingegneria meccanica, vale a dire il Calendario Meccanico Universale,progettato e realizzato agli inizi dell’ottocento dall’astronomo torinese Giovanni Antonio Amedeo Plana.

Tale opera è rimasta sconosciuta al mondo fino al 2015, anno in cui è stata analizzata dettagliatamente e riprodotta in scala da alcuni studenti del Politecnico di Torino.

Il Calendario Meccanico Universale, detto anche Calendario della Resurrezione, risale a circa 150 anni fa, ma è precursore di tecnologie che verranno applicate solo molti anni dopo nella realizzazione dei computer.

È un oggetto sbalorditivo, realizzato essenzialmente con legno e carta, racchiude al suo interno 46000 dati. È composto da memorie a tamburo, a disco e nastro che, tramite un sistema di numerose ruote dentate, catene e viti, permette, scegliendo un giorno, un mese e un anno qualunque, dall’anno 1 d.C. all’anno 4000 d. C.  di identificare il giorno della settimana corrispondente, le festività, i cicli lunari e le maree relativi a quell’anno. Il Calendario Meccanico è uno strumento ad altissima precisione e possiamo affermare che si tratta di una delle più antiche macchine di calcolo.

La Cappella e il Calendario in essa custodito, sono dei veri e propri gioielli nel cuore di Torino che vale la pena scoprire e non importa che voi abbiate già visitato la città o no perché, citando Marcel Proust

il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

E allora buona scoperta!

Valentina C.
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